mercoledì 20 dicembre 2006

Barone On The Road

Bon! (espressione introduttiva dal carattere francese). Iniziamo il viaggio all’insegna della rusticità gastronomica, tralasciamo per questa volta il fatto che fra 4 giorni tutti festeggeremo la vigilia di Natale.. questo in fondo è il primo post!
Dicevamo.. è da qualche tempo che le grandi città (almeno in Italia, vabbè andiamo sul sicuro e diciamo Roma) cominciano a stancare con la loro monotonia nell’ambito delle esperienze ristorative possibili… (ma come mischia sto parlando?!). E poi diciamocelo, a prescindere dalla scoperta dei sapori uno quando mangia a volte vuole anche esprimere il lato nascosto di se stesso (mi riviene in mente una serata di due estati fa passata alla Sasima :v ). Ecco dunque che il “colto” cittadino lascia gli uffici dei palazzi cinquecenteschi (ma che figata scrivere i numeri in parole.. danno un che di formale), il traffico armonioso di lungotevere e le strade del centro affollate da gente in euforia per le ormai prossime festività natalizie (Ok Roma non è realmente così ma magari non ci siete mai stati e vi state facendo trip mentali su come potrebbe essere..) per evadere momentaneamente nel mondo bucolico situato giusto fuori al raccordo anulare.. La campagna romana (parliamo in questo caso della Ciociaria)è un misto di colline brulle, campi di piccole dimensioni interrotti da altre colline brulle e borghi medievali situati in cima alle colline brulle…colline brulle.
Scendiamo dunque al particolare: parliamo di Fumone un piccolo borgo che ha la fortuna di ospitare fra tutti i suoi vicoli (come in tutta la zona d’altronde :v ) una piccola taverna, siamo finalmente arrivati alla Taverna Del Barone!! La prenotazione è d’obbligo, la gente fa a botte ogni sera per andare in quel posto, forse una vecchia scuderia? Non lo so.. però qualcosa di decisamente rustico rimesso a "nuovo" con soppalco, tavolate(si..perché diciamocelo, quando si va in posti così la tendenza è quella di uccidersi in più persone possibili) utensili da cucina appesi al muro ma soprattutto accoglienza con armoniche, camerieri vestiti simil vecchi locandieri e naturalmente il Barone (che le cameriere chiamano, urlando, amichevolmente “Ahò, a Barò..”), riconoscibile non tanto per il baffo ed il capello lungo nero corvino, ma per la sua rossa camicia merlettata mostrante impavida il triangolo di moquette sul petto. Una volta seduti al tavolo si è abbastanza felici.. si comincia con salumi, formaggi e bruschette..serviti su deliziosi piatti di terracotta raffigurati fieri il logo della Taverna Del Barone.. tutto va per il leggero, tutto va per il meglio. Il problema si presenta nei venti secondi successivi, si incrocia infatti più o meno allo stesso tempo un binomio composto da vino che va direttamente alla testa senza passare per lo stomaco e cameriere armato di ciotola di fettuccine al ragù (non chiedete altro.. loro fanno solo quello) che riempie le scodelle di ciascuno dei commensali fino a che gli occhi dei clienti non si riempiono di disperazione e le loro bocche gridano “Oh, basta!”, passi la prima a fatica il bis di pasta (costituito in realtà da una succosa pasta e fagioli) è facilmente evitabile, se vi ci ritrovate un giorno contatemi quelli che prendono pasta e fagioli e complimentatevi con loro se lo fanno.
Evitato dunque il bis per la gioia di tutti quanti (ma soprattutto del fegato che a questo punto della serata si ritrova a fare a botte con l’etanolo) arriva una tegliata di carni che il Barone spaccia per un tipo quando in realtà si scopre che è un altro (questo dovrebbe chiarificare il livello di lucidità mentale della gente che sta li dentro). Bene dimenticatevi, davanti ad un piatto con carni unicamente legate all’osso, dell’utilizzo di coltello e forchetta, qui si parla di gastronomia in senso letterale.. traduciamo dal latino: Leggi Del Ventre, è un senso irrefrenabile quello che vi porta ad usufruire delle proprie mani da questo momento della cena in poi, al diavolo tutto.. sono a Fumone e me ne frego di tutta la roba che sta al di fuori di queste mura bardate di pentole e mestoli!
Le cause si riscontrano sempre dopo il misfatto però, siamo arrivati ad un momento in cui il sangue diventa sempre meno nel sistema alcolico, lo stomaco è impazzito, il Barone pure (deliziandoci pergiunta le orecchie innalzando cori da taverna perlappunto ).
Acclamiamo il dolce!!! Ciambelline al vino immerse nel vino.. le conseguenze di esperienze simili sono facilmente identificabili guardando gente che balla insensatamente all’interno della sala..
Bon dunque (ritorniamo all’inizio) mi sono dilungato un pò tanto, spero vi siate deliziati nella lettura, per il momento vi auguro un buon Natale, la settimana prossima un altro viaggio (stavolta più corto magari) fra gli appunti di un Neno dal carattere in questo caso Etanolico…

1 commento:

lapeggio ha detto...

i tuoi racconti lasciano sempre una certa malinconia..in ogni caSO diciamo che mi sento abituata alle colline brulle..in particolar modo a quelle della tuscia;)..xche nn ti vai a fare un giro a caprarola^^^^