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Siamo tornati dunque a casa dopo un godurioso pasto di arrivo di carattere euro-giapponese, si è carichi questo punto sia di energia, quindi di tempo, sia di stomaco, in quest'ultimo periodo mi sto accorgendo di mettere su non chili e chili di grasso ma litri e litri di aria che si dissolve in vie non meglio definite all'interno del mio organo de vida.
E' necessario a questo punto sapere delle regole fondamentali ed avere degli oggetti ben definiti per attuare una "mini" cerimonia che serve più a sviziare una serata che ad altro.
Ok, manco serve cominciare se non avete acqua dalla sconcertante purezza, in Europa per fornirci di calcio anziché latte beviamo l'acqua del rubinetto per cui, per piacere?! Semmai doveste fare una piccola cerimonia cominciate dall'acqua, in bottiglia, pura: quella che pubblicizza Pippo Baudo dovrebbe essere più che ottima, ma se vi capita una bottiglia di Fiji sottomano (come consiglia Meuui) non fatevela, scappare. Necessari sono poi lo sbattino in bambù finissimo e pregevole, del thé in polvere e magari per completare il quadretto anche una bella paletta in bambù per dosare la quantità di cipria verde, nonché la cipria stessa (ringrazio a questo punto Meuui per avermi portato dalla capitale mondiale de thé verde Kyoto, most del necessaire).
Dio maledica poi quel bastardo che ha cominciato a diffondere la voce che l'acqua deve fondere e raggiungere il milione di gradi centigradi prima di accogliere un'infusione di qualsiasi tipo. Posso assicurarvi che i liquidi sono caldi non solo quando bollono, ma anche 5/8 minuti prima, i 60° sono ottimali, in questo modo l'infusione è immediata, i sapori e profumi non vengono uccisi dl caldo, si risparmia tempo e non si impreca contro il pentolino perché ci si è mutilati la lingua. Dunque dicevamo una volta che avete il vostro bel pentolino di acqua pura a 60° (ovvero pi o meno quando le bolle cominciano a gonfiasi ed a diventare più grandi potete spegnere i gas e cominciare a cogitare su come agire. Bivio davanti a voi <- Infusi Sbattuti->
La strada ve la scelgo io, andiamo a destra. Cominciate mettendo l'acqua piano piano ed a muovere (non mi chiedete come, qui devo capirlo pure io) il frustino di modo da formare una leggere schiumetta in superficie... attenzione 2 grammi di polvere a persona e (soprattutto) pochissima acqua, giusto la necessaria per dissolvere, la tazza se fosse mini sarebbe ancora meglio, giusto per farvi i fighi, fare i finti zen (cosa che dovrebbe intrippare tanta gente oggi) o magari per rimorchiare un bel bocconcino.
I risultati sono i seguenti: felicità nell'aver provato qualcosa di nuovo e strano, cucina cosparsa di polvere verde ovunque e frustino che triplica il suo volume lasciando l'inquietudine sulle facce dei teisti che si chiedono quanto questo possa ancora sopravvivere..
Domani si lascia il gippone, si scappa fra le patatine e bistecche!
Sapevo che ci avrei guadagnato a tornare a Paris: questa città ha il potere di dare ispirazione e pacatezza a chiunque. L'arrivo stavolta è stato caratterizzato da alti tassi di rincoglionimento: ringrazio mia sorella per avermi fatto indirettamente venir prendere all'aeroporto da JYS mentre lei si faceva ore di viaggio nel treno più brutto del mondo: RER trattata Roissy - Paris, caratterizzata da odore pungente, chiacchierate inutili di turisti, eccessivi sintomi di sudorazione per finire con fermate continue in stazioni odiate.
Il programma a dire il vero era di andare dal libanese, ma uscendo di casa alle 10 e 30 i proprietari del luogo in cui affondare i propri vizi di gola ci hanno cortesemente mandato a quel paese, nonostante il nostro essere discreti abitués.
A questo punto la gente si potrebbe pure incazzare, a Parigi, non Bra, è possibile trovare un posto con un prezzo discreto la cui cucina non chiuda prima di una certa ora? La risposta è si, basta trovare un posto in cui la cucina non cuoce..Se non conoscete rue monsieur le prince vi consiglio di farci una passeggiatina un giorno che visiter
ete Parigi.
Si tratta di una ridente stradina universitaria invasa da milioni di ristoranti giapponesi tutti dello stesso proprietario (se non tutti almeno il 90%) di un simpatico livello qualitativo e che presentano tutti gli stessi menùs... quest'opera commerciale non so se sia intelligente, fatto sta che adesso in tutta Parigi questa via è conosciuta per la sua peculiarità e che i ristoranti sono.. tutti a strafottere!
Eccoci dunque seduti al nostro tavolo, con 12,90 di menù più un accompagnamento di una buona Asahi si dimentica completamente il mito del "Sushi Effect" ovvero: dopo aver mangiato sono pieno come un otre, ma dopo 10 minuti ho una fame da far schifo.
Ok lo ammetto magari non è il vero sushi e dubito che in Giappone abbiano degli spiedini di carne con formaggio (cristo quanto sono buoni...) ma in fondo la birra lo è per cui basta è avanza per rendere la cena Japanese.
Ah.. non dimenticatevi quando vi alzate da tavola di ordinare il saké, discretamente buono e fruttato in questo caso, il caro cameriere con espressione di colpa per non averlo portato prima (i Giapponesi sotto questo punto di vista sono realmente i migliori!!!) alla mia richiesta di portare del nettare alcolico di riso si è presentato con 5 microtazzine da "avaler" in un sol colpo.
Per ora vi lascio (non per un mese) ma per ritrovarci domani con il completamento del quadretto giapponese.